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Flora e fauna
La condizione dei terreni, la flora e la fauna.
Nella piccolissima parte di territorio che si trova nell'alta pianura non si trovano acque superficiali e ciò determina una elevata aridità. Quel territorio è infatti troppo a settentrione per dare origine ad acque di risorgiva e troppo a meridione, troppo lontano dalle colline, per riceverne qualche "lavia". La situazione è aggravata dall'elevata permeabilità del terreno, che ha prodotto, nel corso dei millenni, una costante decalcificazione, dovuta all'acqua piovana ed una conseguente ferrettizzazione: il colore rosso di questi terreni dipende proprio da questo fenomeno.
L'irrigazione è qui una condizione essenziale per la produzione agraria. Gli impianti irrigui, costruiti negli anni cinquanta e sessanta, sono costituiti da pozzi per il prelievo di acqua dalla falda freatica e da una rete di canalette che raggiunge ogni appezzamento. La maggior parte dei terreni, essendo questi posti al di sotto della linea della risorgive, è però di natura diversa. Su di una base ghiaiosa, di origine più antica, si trova uno strato più o meno spesso di depositi più fini; questo strato è comunque difficilmente di spessore inferiore a 30 centimetri e può arrivare in qualche zona a due metri. Si tratta generalmente di argille, intervallate qua e là da ampie zone di depositi sabbioso-limosi. Nelle aree ancora paludose della parte bassa del territorio si trovano invece terreni torbosi, generati principalmente da un processo che richiede la presenza di vegetazione ed un costante ristagno d'acqua.
Flora - La vegetazione naturale del territorio si differenzia come è ovvio fra la parte posta Sud della linea delle risorgive e
la minima parte rimanente.
Si riporta di seguito una nota, tratta dal "Libro storico", che dice con quanta sensibilità il parroco seguisse la questione. Questa mentalità vandalica fu portata anche nella zona ovest del paese ("Megiôi"), zona che conservava ancora i suoi boschi quasi intatti e i suoi corsi d'acqua ancora naturali. Già nel '19 interessi privati avevano creato colà, meglio al limitare di quella zona (vicino al Mulino Magrini), grandissime vasche per allevamento di trote convogliando in esse le acque risorgive della zona, con grandissimo danno ecologico. Infine arrivarono i contadini a incominciare la "bonifica"; usando grandi macchine per livellare, sradicare, creare nuove canalature per l'acqua e poi il fuoco per distruggere lunghissime siepi. Ultimissima arrivò la Regione Autonoma col proposito di fare il "Parco delle Risorgive". La zona fu bloccata e il Sindaco con manifesto diede l'avviso alla cittadinanza.
In quell'occasione apparvero, su un grossissimo platano all'inizio della via detta "La Grande" e su un pioppo all'inizio della piccola via che porta al vecchio mulino Magrini,
due tabelle con la scritta: "Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Comune di Talmassons - Zona delle risorgive - Zona soggetta a vincolo e tutela naturale e ambientale". I più temerari incominciarono a trasgredire il divieto. L'intervento Regionale (o meglio la finta di intervento) fu sporadico ed incerto e ciò animò i restanti devastatori che cercarono di darsi da fare. E così si stava creando... il Parco delle risorgive". Nella parte del territorio posta al di sopra della linea delle risorgive, le condizioni pedologiche determinano un'elevata aridità del suolo ed il conseguente instaurarsi della vegetazione tipica del magredo. Si tratta di una macchia spontanea, costituita soprattutto da arbusti adatti a tali condizioni, come il frassino orniello ed il carpino nero. È comunque un tipo di vegetazione poco evoluta a causa delle difficili condizioni ambientali.
Fauna - La fauna del territorio non si discosta da quella del resto della bassa pianura friulana. Anche qui, è ovvio, si differenzia sensibilmente fra zona alta
e zona bassa del territorio.
Sempre dalle note del libro storico riportiamo ora una nota immediatamente seguente a quella appena citata: |




